pulsione di morte. Nella cronaca, il loro tragico legame è spesso fonte di morbosa (a tratti insana) curiosità. Nella letteratura e nell'arte in genere sono i personaggi di ogni dramma che venga messo in scena. In particolare, nel genere del giallo e del poliziesco sono garanzia di successo. Ecco dunque che un'operazione come "Toscana a luci rosse", raccolta di racconti a cura di Riccardo Parigi e Massimo Sozzi, unisce sapientemente la trama piccante dell'Eros all'intreccio intrigante di Thanatos, nella forma del crimine e del mistero... Gli stili sono certo distanti e diversi nell'affrontare la componenete erotica [...] quelle luci rosse si fanno soffuse o accecanti attraverso la penna di chi, senza ipocrisie né volgarità, intinge il sesso nell'inchiostro nero del crimine nei modi più disparati [...] Oltre che dai fiorentini Sozzi e Parigi, la Toscana a luci rosse è dipinta in venti racconti anche da nomi già noti agli appassionati del thriller alla toscana e non solo, come Leonardo Gori, Roberto Santini, Enrico Solito, e la pisana Paola Alberti". (David Fiesoli). L'antologia, come sarà scritto più diffusamente nei prossimi giorni, sarà presentata venerdì a Firenze, alla Mel Book Store in via Cerretani alle ore 18, presenti i curatori e alcuni autori.
26 Novembre, compleanno di Barbara Garlaschelli, scrittrice italiana.
personaggi (che sono sempre commissari dì polizia) lacerati da insanabili contraddizioni e alle prese con scelte cruciali e difficili, A cui si aggiunge fatalmente l'emersione nella loro mente di un angoscioso passato. Il background sociale non è certo un semplice contorno rimandando puntualmente alla difficoltà degli italiani a trovare un'identità nazionale o almeno a riferirsi ad una forza morale comune: e questo senza apprezzabili differenze dagli anni bui della guerra "La regola del male" (2005) a quelli del diffìcile dopoguerra ("A luce spenta", 2007) fino agli attuali non meno drammatici in cui si svolge questa storia. Ma è indubbio che la soluzione narrativa è abbastanza diversa da quella dei precedenti testi, da cui "sterza", come ammette lo stesso Santini. Questa scelta è forse dovuta al fatto che vi sia un solo personaggio contro tutti (pochi, indecifrabili, presunti ostili). Solo lui, in sostanza, medita ed agisce dentro un paesaggio che per definizione dovrebbe essere sereno se non bucolico: la campagna toscana con tanto di collinetta, boschetto e casa colonica. Ma che, soprattutto nella sua versione notturna, si dimostra fertile di misteri e di bei delitti (come confermano la narrativa noir dedicatagli e la cronaca nera di quest'ultimi decenni). Questo personaggio "unico", il commissario Marino Serato, medita un piano per liberarsi di una sporca storia di riciclaggio di soldi sporchi e di traffico di stupefacenti, in cui si trova immerso fino al collo: cambiare vita, appunto, totalmente e senza ritorno. Cioè "sparire", darsi per morto" ...segue (Graziano Braschi).
andando a cercare nelle "pieghe" nascoste di quei momenti, grazie alle infinite possibilità offerte dal racconto. Lotti inizia così:
indagine. Infatti nel 2004 l'analisi dei pochi indumenti indossati da Simonetta al momento della scoperta del delitto, portarono al risultato di trovare un DNA maschile. Pochi mesi dopo viene analizzato il DNA prelevato a una trentina di persone coinvolte a vario titolo con i fatti in questione. Si lavorò sulla traccia biologica trovata sul corpetto e sul reggiseno. Un paio di anni più tardi cominciò ad uscire il nome di Raniero Busco (nella foto), il fidanzato della ragazza al tempo dell'omicidio. I giornali parlarono di DNA dell'uomo emerso per sei volte sugli indumenti analizzati. Siamo nel settembre del 2007: Raniero Busco viene iscritto nel registro degli indagati. Le successive analisi, quelle del 2008 sul sangue trovato sulla porta nella stanza del delitto, non portano a risultati decisivi. Si parla solo di compatibilità con il DNA di Raniero Busco. Poi si analizza il famoso morso sul seno della vittima e si preleva l'impronta dell'arcata dentaria al Busco, in modo da ottenere un confronto. Siamo a pochi mesi fa. Si parla di nuovo di "compatibilità" risultante dal confronto. I difensori dell'uomo non sono convinti e lo dichiarano: "Un elemento importante, ma non decisivo perché non collocabile temporalmente sulla scena del delitto: i due ragazzi si erano visti il giorno prima dell'omicidio, come ha raccontato a suo tempo alla polizia lo stesso indagato". (da "La Repubblica). Viene anche fuori che l'alibi del Busco non è così sicuro come si credeva: lui non era a riparare il motorino di un amico. La riparazione c'era stata il giorno prima. Intanto pare esista un'inedita testimonianza che porterebbe nuovi elementi utili all'accusa. Tutto al condizionale: una donna che parrebbe avere avuto una relazione con Raniero Busco, mentre lui frequentava Simonetta Cesaroni. Il 9 novembre ultimo scorso c'è il rinvio a giudizio per il Busco. Il processo prenderà il via il 3 febbraio del 2010. Ora non resta che attendere gli sviluppi di questa tristissima, terribile, ingarbugliata vicenda, nella quale gli errori si sono succeduti con ritmo incalzante, intralciando per anni la scoperta della verità. Vista da lontano, da lettore di giornali, l'implicazione di Raniero Busco sembra piuttosto labile, ma dare un giudizio oggi, senza essere dei tecnici in materia giuridica e senza conoscere a fondo l'evolversi delle indagini, potrebbe apparire veramente superficiale, se non addirittura ingannevole.
difficoltà la polizia che, dovendo adeguarsi, sceglieva metodi scientifici di indagine, e nello stesso tempo, metodi che andavano per le spicce. L'eleganza di Dillinger nascondeva in realtà un durissimo criminale, pronto a tutto e insensibile ai lutti che provocava. Il Dillinger-Deep diventa fatalmente simpatico, ma a guardarlo bene è un uomo vuoto, preso solo dal lusso, dai soldi, dai ristoranti eleganti e dalle belle donne. Unico riscatto "morale" la consapevolezza, nascosta in ogni modo, ma presente, del suo destino sempre a un passo dalla morte. Tutto questo anche perchè il suo "nemico" è il G-man interpretato (benissimo) da Christian Bale che, oltre ad essere spietato killer di delinquenti, è anche molto più freddo e meno sensibile al piacere, dunque meno fragile di Dillinger. Può uccidere con calma, come fosse un normale cacciatore, un uomo in fuga, semplicemente sparandogli alle spalle. Intanto Dillinger si prende tutto quello che può. Arraffa perfino la sua donna, quella che ama. La "rapisce" quasi, ordinandole di lasciare il suo lavoro di guardarobiera per seguirlo, fino a costringerla a condividere, almeno in parte, il suo destino. Veramente bella, nella sua drammaticità, la scena dell'interrogatorio di lei che si becca le botte che i poliziotti impotenti vorrebbero rifilare al suo uomo. Michael Mann, perdonate l'enfasi e forse l'esagerazione, ma non sono un critico cinematografico e parlo da spettatore... fa un film perfetto. Non un dialogo è noioso, o fuori dal ritmo serrato e "giusto" che il regista dà alla storia. Sceneggiatura impeccabile. Ottimi gli attori. Film da vedere. Non si buttano via i soldi. "Nemico Pubblico". Un film di Michael Mann. Con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff.Stephen Lang, Channing Tatum, Leelee Sobieski, Emilie de Ravin, Giovanni Ribisi, David Wenham, Rory Cochrane, Lili Taylor, Carey Mulligan, John Ortiz, James Russo, Christian Stolte, Jason Clarke, John Judd, Michael Vieau, Wesley Walker, Branka Katic. Titolo originale Public Enemies. Thriller, durata 143 min. - USA, novembre 2009. “Dov’era mentre Simonetta moriva?” I titoli dei giornali sbattevano in prima pagina il nome di Vanacore e lo facevano a partire dai gravissimi indizi che gravavano su di lui. “Petrino Vanacore, (nella foto) 58 anni, portiere dello stabile in Via Carlo Poma 2, è da ieri in una cella del carcere di Regina Coeli. Nei suoi confronti è stato emesso un fermo di polizia giudiziaria, perché è gravemente indiziato di aver ucciso martedì scorso, Simonetta Cesaroni, la ragazza di vent’anni massacrata a coltellate. Solo indizi, nessuna prova e ancora tanti interrogativi”, scriveva il quotidiano “L’Unità”. Secondo la ricostruzione che si può leggere su Wikipedia: “Dalle voci raccolte dalla polizia, Petrino Vanacore
non era con gli altri portieri giù nel cortile nell’orario che va dalle 17.30 alle 18.30, cioè l’orario in cui Simonetta è stata uccisa. C’è uno scontrino sospetto, Vanacore ha comprato dal ferramenta, alle 17.25 un frullino. È testimoniato che alle 22.30 Vanacore si è diretto a casa dell’anziano architetto Cesare Valle, che si trova più su dell’ufficio incriminato, per fornirgli assistenza. Cesare Valle però dichiara che il portiere è arrivato a casa sua alle 23.00. Questa mezz’ora di intervallo tra le due testimonianze porta gli investigatori a sospettare del portiere cinquantacinquenne. In un paio di suoi calzoni vengono trovate macchie di sangue. Nella scala B il pomeriggio del 7 agosto 1990 ci sono solo due persone, Cesare Valle e Simonetta Cesaroni. Nessun estraneo è stato visto entrare. Vanacore, il portiere dello stabile B, si assenta dalle 17.30 alle 18.30, orario dell'omicidio. Questa per gli inquirenti è la soluzione del caso. Petrino Vanacore passa 26 giorni in carcere, poi il suo avvocato convincerà i giudici a farlo uscire. Ad un esame approfondito, le tracce di sangue sui pantaloni risultano essere dello stesso Vanacore, che soffre di emorroidi. Inoltre viene sostenuta la tesi che chiunque abbia pulito il sangue di Simonetta si sia sporcato gli abiti dello stesso. E poiché Vanacore ha indossato gli stessi abiti per tre giorni di fila - dal 6 agosto all'8 agosto 1990 - ed essi sono esenti del sangue di Simonetta, allora non può essere stato lui. Le circostanze assai sospette lo fanno rimanere l’obiettivo numero uno della polizia, ma accertamenti sul DNA del sangue ritrovato sulla maniglia della porta della stanza dove è stato rinvenuto il corpo, scagioneranno ulteriormente Pietrino (Petrino) Vanacore”. È probabile che questo errore iniziale, compresi i 26 giorni che il portiere si fece in carcere, abbiano dato un colpo decisivo alle indagini. Coprendo il vero colpevole e attenuando le ricerche, visto che un probabile assassino era già stato assicurato alla giustizia. La pista Vanacore significa con tutta probabilità lo stop di due anni alle indagini. Nel marzo del 1992 un austriaco di nome Roland Voller afferma di sapere chi ha ucciso Simonetta Cesaroni. Ha conosciuto per caso Giuliana Ferrara e lei gli avrebbe fatto delle rilevazioni che portano a due novità assolute: suo figlio Federico Valle (nipote del vecchio Valle abitante in via Poma) è tornato a casa il giorno del delitto con un braccio ferito. Sempre Federico Valle sarebbe rimasto traumatizzato dalla relazione intercorsa fra la Cesaroni e suo padre, Raniero Valle. Tutto questo provoca interrogatori, analisi del sangue, ricerca dei riscontri, perdite di tempo e la scoperta finale che era tutto falso. Falso il coinvolgimento del giovane, falsa la relazione di Simonetta con Raniero Valle, false le dichiarazioni di Voller che, da informatore della polizia, non sembrava la prima volta che mentiva e raccontava storie inventate. Risultato: punto e da capo. (continua)
indagini per scoprire l'autore di quello che si può definire un attentato, ci portano a conoscere uno ad uno i personaggi, grigi, banali, perfidi e nello stesso tempo indifferenti al bene e al male, che compongono il piccolo villaggio tedesco. L'attentato al medico intanto non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo misterioso e un po' inquietante dei bambini delle varie famiglie. Il bianco e nero di Haneke esalta, se possibile, l'atmosfera cupa, insolita, misteriosa che avvolge tutta la storia. Il potere è agito dagli uomini che contano (il medico, il pastore, il barone) in modo sadico e senza nessun margine per aperture all'amore e alla tenerezza. Solo il rapporto fra il maestro e la sua giovanissima promessa sposa, sembra portare un po' di luce in quella storia fatta di punizioni, di non comunicazione e di indifferenza che si concretizza in modo perfetto nel suicidio di uno dei personaggi. Morte che sembra non interessare nessuno. Lungo tutto il film è molto forte la tensione dovuta al cercare di capire quale mistero si nasconda dietro gli avvenimenti strani e senza apparente spiegazione che si verificano uno dopo l'altro nel paese. I bambini intanto si muovono tutti insieme, in gruppo e assistono a quanto accade, impassibili, senza apparente interesse, facendo credere di essere i responsabili, o almeno i testimoni che "la sanno lunga". Ogni tanto qualcuno di loro ha un nastro bianco al braccio. Quei nastri bianchi pochi anni dopo si trasformeranno, lì in Germania, in stelle di Davide. Ad appuntarli sul petto delle nuove vittime saranno proprio quegli ex bambini". Film molto bello. Da non perdere.Nessuno ha visto entrare nessuno. Il portiere ha passato il pomeriggio in giardino a mangiare cocomero con altri colleghi, ma non ci sono state visite di sconosciuti. Dalle 17.35 in poi, il delitto. La ricostruzione dei fatti ipotizza che l’aggressore della Cesaroni sia entrato nell’ufficio, semplicemente perché la ragazza gli ha aperto. Era uno che lei con tutta probabilità conosceva abbastanza bene da fidarsi e da aprirgli la porta. L’ha inseguita per le stanze dell’ufficio e l’ha raggiunta e aggredita. L’ha immobilizzata a terra, qualcuno che le sta sopra e “le preme i fianchi con le ginocchia con tanta forza che le lascerà degli ematomi. La colpisce con un oggetto, oppure le
sbatte la testa violentemente a terra, ad ogni modo per via di questo trauma cranico Simonetta muore. A questo punto l’assassino prende un tagliacarte e inizia a pugnalarla a ripetizione. Saranno 29 alla fine i colpi inferti, di circa 11 centimetri ciascuno di profondità. Sei sono i colpi inferti al viso, all’altezza del sopracciglio destro, nell’occhio e poi nell’occhio sinistro. Otto lungo tutto il corpo, sul seno e sul ventre. Quattordici dal basso ventre al pube, ai lati dei genitali, sopra e sotto. Dopo l’omicidio, il killer pulisce il lago di sangue scorso per tutta la stanza con degli stracci, che poi strizzati saranno trovati nel bagno dell’ufficio. A controlli approfonditi, non mostreranno tracce di sangue, però. Gli abiti di Simonetta, fuseaux sportivi blu e maglietta, vengono portati via assieme a molti effetti personali che non saranno mai ritrovati, tra cui un anello d’oro, un bracciale d’oro e un girocollo d’oro, mentre l’orologio le viene lasciato al polso. Lei viene lasciata nuda, con il reggiseno allacciato, ma calato verso il basso, con i seni scoperti, il top arrotolato sul collo. Non ha le mutandine, porta addosso ancora i calzini bianchi corti, mentre le scarpe da ginnastica sono riposte ordinatamente vicino la porta. Le chiavi dell’ufficio che aveva in borsa vengono portate via, e saranno usate per chiudere il portone” (ricostruzione tratta da Wikipedia). Nessuno sente nulla, nessuno vede. Vaga e poco circostanziata la testimonianza della moglie del portiere che parla di uno che si è allontanato zoppicando e che lei scambia, sbagliando, per un inquilino. Si cercano reperti, tracce, qualcosa e, naturalmente, c’è pure chi ha letto troppi gialli. Nella stanza dove la ragazza lavora, viene rinvenuto un appunto, su un pezzo di carta. C’è scritto “CE”, in aggiunta c’è disegnato un pupazzetto a forma di fiore e in basso a destra, c’è scritto “DEAD OK”. Se ne parlerà per otto anni. Si dirà che è il messaggio cifrato dell’assassino, la traccia da decriptare. Invece in TV "Chi l'ha visto?" rivelerà, nell'ottobre 2008, che a fare quel disegno e a scrivere la frase CE DEAD OK, era stato uno degli agenti di polizia che intervennero la notte dell'8 agosto in via Poma. Dopo aver disegnato e scritto su quel foglio, l'agente dimenticò il pezzo di carta sulla scrivania di Simonetta. Intanto ecco la logica che porta al primo sospettato. Tutti in ferie, nel palazzo non c’era nessuno, solo il vecchio Valle. Nessuno è entrato. L’assassino doveva essere uno che sapeva che Simonetta era lì. Si va così tracciando il profilo dell’omicida e si tratta di un profilo che non porta lontano (in tutti i sensi): Petrino Vanacore, il portiere. Come scrivono Accorsi e Centini, citando l’ANSA, nel loro : “I delitti italiani risolti o irrisolti” (Newton Copton): “è quanto mai sospetto il comportamento freddo, distaccato, insensibile di Vanacore”… (continua)
festa. Secondo il giornalista Saviane, che per primo si è occupato della vicenda, i Del Monego furono assassinati perché considerati, dai proprietari dell'Albergo Centrale, testimoni, o quanto meno conoscitori di parte della verità sulla morte di Carolina Finazzer, moglie di uno di loro. La Finazzer fu uccisa a sua volta perché l'ingenuo Aldo, suo marito, le confidò quel che accadde alla cameriera Emma. Emma De Ventura venne ammazzata perché aveva scoperto, probabilmente (ma non ci sono le prove), un cadavere umano negli scantinati dell'Albergo. Quel cadavere, secondo le recenti ricostruzioni, sarebbe appartenuto ad un figlio che la moglie di Fiore Da Tos, Elvira Riva, proprietaria dell'Albergo Centrale di Alleghe, aveva avuto da un amore di gioventù. E questo figlio, una volta divenuto adulto e scoperto chi fosse la madre, avrebbe forse avanzato richieste sull'eredità, suscitando così la reazione dei Da Tos. Tutto questo teorema costruito da Saviane, ha dato il via alle indagini che portarono a tre ergastoli per i proprietari dell'Albergo Centrale di Alleghe, il teorema è stato recentemente messo in forte e convincente discussione dal libro di Toni Sirena (vedi nel blog il tag dedicato alla faccenda di Alleghe). Nella foto il libro di Sirena.Si potrebbe dire che il caso di Via Poma, il delitto di Simona (Simonetta) Cesaroni, è sempre stato in questi anni a più riprese in primo piano nei giornali e in varie trasmissioni televisive che si sono occupate della vicenda e del fitto mistero che l’ha da sempre caratterizzata. In aggiunta a questo, si è tornati ancora a parlarne nei giorni scorsi, vista la notizia che il prossimo 3 febbraio prenderà il via il processo per Raniero Busco, ex fidanzato della vittima, davanti ai giudici della Terza corte d’Assise.
La decisione è stata presa dal gup Maddalena Cipriani che ha ascoltato i consulenti dell’accusa e della difesa, sulle nuove "prove" venute alla luce in questi ultimi due anni e che sarebbero sufficienti ad aprire un dibattimento coinvolgente il fidanzato della Cesaroni al tempo dei fatti in questione, appunto Raniero Busco. Secondo gli esperti dell'accusa l’arcata dentale di Busco è compatibile con la traccia di un morso lasciata sul seno della vittima, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 lì in via Poma a Roma. Diametralmente opposto il parere della difesa la quale sostiene che l’uomo sia stato incastrato. Questa la dichiarazione di Paolo Loria, avvocato di Raniero Brusco, come è stata riportata dalla stampa: "Faremo emergere nel processo le contraddizioni di cui è piena questa vicenda. Il rinvio a giudizio di oggi è dovuto a quella traccia di saliva che è stata trovata sul corpetto di Simonetta Cesaroni. In aula dimostreremo che non ci sono prove a carico di Busco, ma solo una traccia che potrebbe essere stata frutto di una contaminazione tra reperti. Le argomentazioni del pm non sono state convincenti. C’è stata da parte del gup un’interpretazione possibilista sul sangue commisto e sul morso. C’è in noi una estrema delusione per la decisione del gup. Il pm, poi, ha sostenuto la sua tesi presentando solo delle mezze prove". Questo è per ora il finale e anche la premessa. La vicenda è poi molto nota. Teatro dei fatti Via Poma 2 a Roma (nella foto). Si tratta di una costruzione imponente, edificata negli anni trenta, con un cortile alberato che ha nel centro una bella fontana. Lì vi hanno abitato i coniugi Paolo Panelli e Bice Valori, oltre al conduttore televisivo Maurizio Costanzo. È formata da sei palazzine con i portoni ai lati del cortile e si trova nel quartiere Della Vittoria, a pochi passi da Piazza Mazzini. Nel 1990 il portiere dello stabile dove sarebbe stata uccisa Simonetta Cesaroni si chiamava Pietro Vanacore, detto Petrino (o Pietrino) e abitava lì con la seconda moglie, Giuseppa De Luca, detta Pina. Gli uffici A.I.A.G. dove lavorava il giorno del delitto la ragazza, si trovavano nella scala B, terzo piano, appartamento numero 7. Petrino Vanacore lavorava nello stabile dal 1986. Nella stessa scala B abitava Cesare Valle, l'anziano architetto che aveva disegnato il palazzo e che era ormai quasi novantenne. Cesare Valle, vista l'età, aveva bisogno di assistenza e a dargliela era lo stesso portiere dello stabile. La storia di quella grande casa, non era nuova a fatti misteriosi e inquietanti: nel 1984 nello stabile era stata rinvenuta morta Renata Moscatelli, un’anziana donna soffocata con un cuscino sul viso. Non fu mai trovato alcun segno di scasso e l’inchiesta che seguì al delitto non riuscì ad accertare chi l'avesse uccisa. (È notizia di ieri che un noto avvocato si è suicidato con un colpo alla tempia proprio lì in Via Poma 2). Ma torniamo al 1990. Secondo le indagini, i riscontri e gli interrogatori svolti all'epoca, Simonetta sarebbe entrata nell'ufficio dove avrebbe trovato la morte, alle 16.00 o poco prima. L’ufficio quel giorno era chiuso al pubblico. Lei usò un mazzo di chiavi che aveva avuto dal titolare per aprire il portone. Alle 17.35 risaliva l’ultimo indizio che Simonetta Cesaroni fosse ancora viva. Le venne fatta una telefonata da Luigia Berrettini riguardo informazioni sul lavoro. Alle 18.20 ci doveva essere la telefonata al principale per aggiornarlo sullo stato dei lavori, ma Simonetta non lo chiamò mai. I familiari l’attesero a casa per le 20.00. Alle 21.30 e più tardi, non c'era ancora traccia di lei. La sorella Paola era preoccupatissima e insisteva per cercarla. Venne contattato Salvatore Volponi, il datore di lavoro, per sapere il numero di telefono degli uffici A.I.A.G. Volponi non conosceva il numero perché lui non era titolare dall'A.I.A.G, aveva solo chiesto a Simonetta di andare a lavorare lì per quel giorno. Come scrive Massimo Polidoro in "Cronaca nera" (Piemme): "...quel giorno Simonetta non ha lavorato presso la sede della Reli; Bizzocchi (socio di Volponi) l'ha infatti 'prestata' all'AIAG". Non restava che andare a vedere cos'era successo. Paola Cesaroni, accompagnata dal fidanzato, si recò da Volponi, che era in compagnia del figlio, e i quattro andarono nello stabile di via Poma numero 2. Qui, alle 23.30 circa, si fecero aprire il portone degli uffici A.I.A.G. dalla moglie del portiere e scoprirono che Simonetta era morta. Assassinata. (continua)
Claiborne (K. Bates con la voce di Valeria Moriconi) è accusata di aver ucciso la sua padrona. Riemergono gli antichi sospetti di aver assassinato, molti anni prima, il violento consorte alcolizzato. Torna per l'inchiesta Selena (J. Jason Leigh), la figlia giornalista che da anni si è allontanata. Da un romanzo di Stephen King un film in chiave femminista, particolarmente riuscito nel confronto tra madre e figlia: Strindberg contaminato con Hitchcock. Sapiente scansione drammatica a 2 livelli temporali (passato e presente) che si intersecano su diverse tonalità cromatiche, sagacia delle rivelazioni (qualcosa di più che colpi di scena) che rilanciano più volte il racconto, suggestiva ambientazione nel Maine, poderosa e ponderosa K. Bates. Il miglior film di un regista impersonale". La sceneggiatura è di Tony Gilroy. Premi vinti: Tokyo International Film Festival 1995: premio per la migliore attrice non protagonista (Ellen Muth). Le musiche sono di Danny Elfman. Non molti gli errori ("bloopers") in questo film: In una scena, sullo sfondo, sono visibili delle macchine con targa Nova Scotia placca, dove fu girato un film... non Maine, dove e' ambientata la storia... In una scena qualcuno sta fumando una DuMarier (sigaretta canadese) presa da un pacco di sigarette americane.
Si terrà domani la cerimonia di premiazione della dodicesima edizione del concorso letterario "Esperienze in giallo". Come tradizione del concorso i racconti migliori saranno pubblicati in un'antologia. La giuria del Premio è composta da: Alberto Sinigaglia, Cristina Bragaglia, Margherita Oggero, Bruno Gambarotta, Beppe Ghisolfi, Claudio Gorlier, Beppe Marano, Maurizio Matrone, Gianni Menardi, Antonio Miglio. Al vincitore il "Segnalibro d'oro". Insieme al premio in questione, a Fossano ci sono state e ci saranno diverse manifestazioni "vicine" al giallo: giovedì per "Sport e giallo" si è parlato dei "50 anni senza Coppi, ma il mito non muore", oggi alle 9,45 nell'Aula Magna I.I.S. in Via San Michele incontro con Andrea Carlo Cappi e Cristina Astori su "Eroi & Bastardi. Da Diabolik a Tarantino". Sempre nella stessa sede si tiene dal 7 al 14 Novembre la mostra "Diabolico Diabolik". Segnalo gli eventi in questione, anche ripensando a una delle prime edizioni del premio, in cui vinsi un segnalibro d'argento, il tutto accompagnato da un'accoglienza amichevole e signorile difficile da scordare.
sono impegnati in Iraq in attività di scorta, difesa, addestramento. Si tratta di professionisti pronti all'uso preventivo delle armi, di uomini che operano alle dipendenze del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Difesa Americano, ma non solo: molti di loro lavorano al soldo di enti privati, come grandi multinazionali. Amico dei contractor italiani sequestrati nel 2004 in Iraq, Spinelli riesce a salvarsi per puro caso dall'imboscata che costerà la vita a Fabrizio Quattrocchi. Come si può leggere nel sito di Rosso Scarlatto: "Vanno dovunque siano disposti a pagarli e la loro presenza non sia espressamente vietata. Dovunque ci sia bisogno di uomini perfettamente addestrati al combattimento e pronti a tutto. Come dice lo slogan della Blackwater Worldwide, la potentissima organizzazione creata dall'ex Navy Seal Erik Prince, "allenarsi oggi per affrontare le sfide di domani". La definizione tecnica è "compagnia militare privata". Di fatto, sono aziende grandi e piccole che hanno fatto della guerra un business. Mercenari del Terzo Millennio: ipertecnologici e manageriali. Indifferenti a tutto meno che al denaro.Intervengono il giornalista Andrea Nativi, Direttore della Rivista Italiana Difesa, e Gianpiero Spinelli, autore di "Contractor", edito da Mursia". "Rosso Scarlatto" è un programma di Antonella Ferrera a cura di Diana Vinci. Redazione: Paola Veneto - Federico Zamboni. Musiche originali di Alessandro Molinari. Regia di Manuel de Lucia.
Come ho già detto la ricerca degli errori nei film è solo un gioco che nulla toglie al valore artistico degli stessi...