E' stato insignito anche del "First Prize - International Discovery Award"(rivelazione internazionale) al Rhode Island International Film Festival, Providence (USA) Agosto 2008.NERO COME LE FORMICHE di Roberto Santini
Vincitore di “Giallocarta” 2005. Da questo racconto è stato tratto un film di Andrea Lodovichetti “Sotto il mio giardino” premiato come cortometraggio in una sezione a margine del Festival di Cannes
Io le formiche le conosco. Le studio da anni. E ho anche un giardino… Quello mi aiuta. Sono indipendenti, loro, riescono a sopravvivere in situazioni difficili, quasi impossibili. Mi stendo carponi. Ho una, anzi tre, lenti d’ingrandimento. Ce n’è bisogno. Ogni formica è un milionesimo di un essere umano. Io le guardo, le osservo e loro non ci fanno più caso; si sono abituate alla mia presenza e continuano una perfetta esistenza ordinata, predando insetti, ragni e tutte le schifezze che di solito
preferiscono. Loro muovono il terreno, sono in grado di farlo più dei lombrichi e così riescono a mettere in giro quantità di nutrienti fondamentali per l’ecosistema. Nel mio giardino ho almeno sei formicai. Quelle che hanno eletto a dimora la base del pino, accudiscono gruppi di afidi e poi, con metodica pazienza, raccolgono i loro escrementi zuccherini. La gente di solito se ne frega delle formiche. Io no e per dimostrarlo quelle del pino le ho anche fotografate.
Questo sembra non c’entri nulla con le formiche. Invece c’entra. Ha ucciso sua moglie d’estate, quando ero via per le vacanze e l’ha seppellita nel mio giardino.
Mickey si scoprirà che è morta. Inizia così un viaggio serrato e teso da una parte all'altra dell'Australia. Una storia appassionante e, diciamo, realistica. Vicenda che non manca di suspense e colpi di scena e che ha una particolarità fondamentale: è scritta in poesia. Versi liberi senza "peli sulla lingua" (scusate l'umorismo involontario). Qualcuno ha detto che assomigliano a una specie di rap ritmato e veloce. Una specie di poema epico. Una specie, perché del poema epico ha solo la caratteristiche dei versi e assomiglia più a un testo di Spillane che a uno di Omero... A me ha ricordato soprattuto il pulp e alcuni richiami a Charles Bukowski (forse più a Isabella Santacroce...) sono evidenti. Lo trovo interessante perché scrivere un noir in versi non è uno scherzo, poi per il tentativo di innovazione e per il coraggio mostrato dall'autrice. Ecco una pagina: "Scommetto che la troietta se n'era andata a nord con l'amichetto poeta (...) e ora se ne torna per far rifornimento di grana - e io a questo punto? - mi intasco l'anticipo e qualche rimborso - per non aver mosso un dito a parte quello in fica alla sua insegnante - la voce sussurra la voce sfuma - Non riesco a credere che sia morta". (pag.60). Dal libro è stato tratto un film con lo stesso titolo. Roberto SantiniLa questione dei concorsi letterari, come si sa, ha spesso creato non poche polemiche e prese di distanza varie. Per quanto riguarda l’Italia si è parlato di “Concorsopoli” e si è posto l’accento sull’esistenza di miriadi di premi che servirebbero solo per illudere i partecipanti. Si è anche detto che in Italia un premio letterario non si nega a nessuno e via di seguito. Anche in questi giorni, in giro per la rete, ci sono prese di posizione, proclami e avvertimenti. Qual è la realtà? Per quanto mi riguarda il discorso va affrontato solo con un po’ di buonsenso. Lo so che il solo buonsenso delle
volte ha anche la caratteristica di sfociare nella banalità, ma comunque… Io penso che un concorso letterario “serio” e se è serio lo si vede dagli organizzatori, dal modo come è presentato, anche dai premi stessi, non rappresenti poi tutto questo male che viene paventato. Per esempio molte volte dà la possibilità di pubblicare e chi scrive sa quanto difficile sia nel nostro paese riuscire ad accedere (solo accedere) agli editori. Io con i tanto vituperati premi, sono riuscito a pubblicare sul Giallo Mondadori, su riviste specializzate nel giallo e in antologie varie. Ho anche pubblicato il primo romanzo grazie a un concorso. La pubblicazione poi, ti permette praticamente sempre, di entrare in contatto con colleghi, con editori, con qualcuno che ti legge. Non è poco. Anche se l’antologia che ti ospita è magari di un piccolo editore, poco distribuito e se per quel risultato nessuno ti invita alle trasmissioni di Costanzo. Il problema vero è che può anche non andare bene. Ti sottoponi a un giudizio che a volte può essere frettoloso di una giuria che non conosci e che non sai quanto operi “onestamente”. Se non vinci, tu che hai partecipato senza santi in paradiso, hai il dubbio che il premio fosse deciso prima e che ti sia esposto inutilmente. Ho letto di poeti che si lamentavano di non aver visto riconosciuto il valore delle loro poesie a concorsi vinti da (secondo loro) mediocri. Può anche essere che sia così. Certo se uno partecipa a un concorso con l’idea di avere delle conferme sul proprio valore è meglio che tenga i suoi scritti nel cassetto. Uno quando si mette a scrivere deve essere certo di fare qualcosa di valido. Stop. Se poi a un concorso non viene preso in considerazione, non cambia assolutamente nulla. Il concorso può essere utile solo se, attraverso quel mezzo, si intravedono delle possibilità. Altrimenti, mooolto meglio lasciar perdere.
Roberto Santini
minore Carmen (Vickers). La sorella maggiore, Vivian (Bacall), è invece più interessata a sapere che fine abbia fatto Sean Regan, assunto da Sternwood per risolvere i problemi creati dalle due figlie, soprattutto dalla minore, molto carina e immatura, che si è fatta irretire in una storia di pornografia (nel film quasi non se ne accenna, come invece fa il romanzo di Chandler). Marlowe trova Carmen in compagnia del cadavere del ricattatore, mentre qualcuno elimina l'autista degli Sternwood. L'investigatore comincia le indagini da una libreria che funge da paravento per attività illegali e si trova in una faccenda di gangster, gioco d'azzardo e omicidi. Marlowe ne verrà a capo senza guardare in faccia nessuno. Il film è a mio avviso una delle più riuscite espressioni del noir americano degli anni quaranta e rivela il miglior Marlowe mai esibito sullo schermo, quello di Bogart. Sostanzialmente il film è sullo stesso livello de "Il mistero del falco", unico difetto la trama molto complicata, che si segue con un po' di difficoltà. Memorabile la frase: "Così tante pistole in giro in questa città e così pochi cervelli". Roberto Santini.
20 agosto 1968, è considerata la data dell primo delitto del mostro di Firenze. A Scandicci vengono uccisi in macchina Barbara Locci e Antonio Lo Bianco.IL VOLO DEL FALCO
di Roberto Santini, racconto vincitore del Premio Legri 2001
Oreste Bona guardò in alto. La curva tracciata nell'aria, il luccichio delle foglie sul dorso della collina, l'ombra che carezzava piano le piante e le ghirlande di fogliame più chiaro che precedevano la straducola sterrata. L'ombra del falco. Davanti a casa, passato il cancello si attraversava la statale e c'era la collina, nella prima parte coltivata a grano, poi più su l'antica stradina di sassi che raggiungeva il bosco e poi, dopo alcuni tornanti nascosti e malsicuri, arrivava al paesino rintanato e alla chiesa. Una ventina di minuti di passo svelto. La vecchia Menica, la nonna di Oreste Bona, che abitava le due stanze al piano terreno, si faceva quella strada tutte le domeniche mattina all'alba, per raggiungere la chiesa dove si celebrava la prima messa, quella delle sette. Ottantadue anni, ma saliva lo stesso, anche d'inverno e con la neve.
Mi sono già occupato nel blog del libro “I delitti di Alleghe”, romanzo a fumetti edito dal “Becco giallo. L'ho fatto nel trattare l’intera vicenda in 12 post, nei quali ho provato a dare una mia versione dei misteri, forse mai del tutto spiegati, che tanto hanno fatto parlare le cronache per oltre settanta anni. Riprendo il libro per una recensione, dopo una rilettura. Si tratta diciamolo subito di un’opera molto accurata, disegnata benissimo da Gianluca Maconi e sceneggiata da Andrés Maraviglia. La storia
dei famosi delitti che hanno insanguinato il paese di Alleghe dal 1933, al 1946, è ripresa dagli autori seguendo un filo un po’ diverso dalle opere che l’hanno preceduta. In sostanza la trama segue la storia come la racconta Saviane (cambiando i nomi ai personaggi), solo che non prende una posizione netta, come ha fatto il giornalista veneto, ma lascia aperte altre possibilità. Infatti viene spesso citato il lavoro di Pietro Ruo che è meno “colpevolista” riguardo ai padroni dell’Albergo Centrale. Non si “vede” chi uccide Emma De Ventura e dal disegno, sembra di intuire che il delitto di Carolina Finazzer, venga considerato anche come possibile suicidio. Nella ricostruzione fatta da Maconi e Maraviglia è molto sfumata l’esistenza del famoso figlio illegittimo dei Da Tos, presente (anche se in modo diverso) sia nella ricostruzione di Saviane che in quella di Ruo. Come ho cercato di spiegare nella mia versione, questa presenza è così fumosa ed “eterea”, da risultare alla fine anche poco credibile. Sicuramente un libro interessante. Come interessante è tutta la collana del “Becco giallo” che si occupa di cronaca nera a fumetti. “I delitti di Alleghe” di Gianluca Maconi e Andrés Maraviglia. Edita da il “Becco giallo”, pag. 141, €12. 2005 – Roberto Santini
(Untraceable) Un film di Gregory Hoblit. Con Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks, Peter Lewis. Genere Thriller, colore 100 minuti. - USA 2008. Un serial killer ha progettato la morte delle sue vittime, attraverso l’uso che gli utenti faranno di Internet connettendosi a un sito che
velocizza sempre più la fine dei malcapitati, tenuti prigionieri e ripresi in diretta. Tanti più sono gli utilizzatori della rete che si collegano, più rapido è il supplizio. La polizia di Portland, nell'Oregon, e gli agenti Jennifer Marsh e il collega Griffin Dowd, tentano di fermare il sadico assassino, ma senza riuscirci. Finché alla fine lui non se la prende con la Marsh e non commette alcune ingenuità che lo perderanno. Il film è truculento, un po’ inverosimile (un’organizzatissima polizia informatica che non riesce a oscurare un sito web…), comunque non manca di una certa capacità di tenere in tensione gli spettatori, con un finale non del tutto scontato. Anche se le motivazioni che portano il killer ad agire, paiono un po’ complicate e macchinose. Se la si vuole vedere, c’è anche una critica a un’umanità cinica e ormai senza scrupoli, che non esita a uccidere per puro divertimento, nascondendosi dietro al computer. Bene Diana Lane. Il film è guardabile. Roberto Santini
Occuparsi di Loriano Macchiavelli (Vergato, 12 marzo 1934) significa trovarsi di fronte a un autore poliedrico e, quindi, nel breve spazio del blog, significa essere incompleti. Qui parliamo soprattutto di autori di gialli ed è in questa veste che cerchiamo di delineare l’autore Macchiavelli. Saltiamo perciò aspetti importanti della sua produzione e attività che va dal teatro, alla televisione, addirittura alla recitazione. Se datiamo al 1974 l’inizio della sua opera come autore di gialli, lo dobbiamo per forza annoverare fra gli innovatori del genere. Cioè fra quegli scrittori che, con il loro lavoro, hanno 
permesso al giallo italiano di trovare una sua dimensione oltre che dignitosa, addirittura eccellente. Suo il notissimo personaggio Sarti Antonio e le vicende ambientate nella Bologna “nascosta”, quella del crimine e del delitto. Sempre Sarti Antonio, è entrato, oltre che nella nota serie televisiva, anche nel fumetto (Orient Express) con le avventure tratte dai romanzi con protagonista il sergente bolognese. Numerosi romanzi di Macchiavelli sono stati tradotti all'estero: Francia, Germania, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania... Suo anche il “Funerale dopo Ustica” scritto con lo pseudonimo di Jules Quicher, che affrontava come un thriller uno dei fatti più tragici della recente storia italiana. Sempre a questo filone appartengono i romanzi “Strage” (Rizzoli 1990) scritto nell’anniversario della strage di Bologna e “Un triangolo a quattro lati” (1992). Nella più recente produzione di Macchiavelli i romanzi scritti in collaborazione con Francesco Guccini, fra i quali cito “Macaroni” 1997, Mondadori. “Un disco dei Platters”1998, Mondadori. “Tango e gli altri” 2007, Mondadori. Numerosi i premi vinti dal Grangiallo di Cattolica, al Tedeschi, al Flajano. Per quanto riguarda la voce fuori campo, l’io narrante, che costituisce una peculiarità della tecnica narrativa di Macchiavelli, riprendo le parole di Loris Rambelli: “È un mezzo per ricreare sulla pagina lo stesso effetto straniamento che Brecht cercava di ottenere con vari accorgimenti sul palcoscenico per fare dello spettatore un osservatore critico”. Per quanto mi riguarda, unico neo, Macchiavelli non venne a premiarmi quando vinsi il Premio “Ghostbusters” del 2001, cosa alla quale avrei tenuto molto… Roberto Santini
viso gonfio: sangue dappertutto. Sarti si volta da un lato. Il corpo ha fatto un volo di 40-50 metri e, nel punto dove ha cominciato a rotolare in basso, c’è una striscia di sangue di quasi dieci metri. L’hanno uccisa, l’hanno trascinata fin sull’orlo e l’hanno gettata in basso. Nel punto preciso dove le hanno sparato, trovano due bossoli di .38. Due colpi, le hanno sparato. Appena la polizia ha fatto quello che deve fare, qualcuno porta via il corpo e Sarti, dopo aver frugato un po’ attorno, va in macchina. Chiede a Felice Franzoni: “Mi porti giù?”
Ferragosto. Sarebbe stato il suo ultimo omicidio. Come killer era malvisto dall’organizzazione che lo stava braccando, dato che sapeva troppo e che aveva fatto degli errori. Anche la polizia era sulle sue tracce e lo avrebbe trovato. Diresse l’auto al mare. Guidò con calma e arrivò nel primo pomeriggio. Era caldo, non c’era in giro nessuno. Si avviò con la macchina lentamente sul lungomare. Continuava a pensarci: un altro morto e basta. Arrivò all’altezza del pontile. Lì girò di scatto e accelerò. L’auto scansò i bagnati che per ultimi tornavano dal mare. Infilò il pontile a tutta velocità. Un altro morto pensava… Lanciò l’auto contro la ringhiera che spazzò via. La macchina si librò oltre il pontile, verso il mare, quasi volesse prendere il volo. Un salto di una ventina di metri e precipitò in acqua, dove scomparve in pochi secondi. Roberto Santini